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SCRIVI, SCRIVI!!

Sono mesi che non scrivo il mio blog...per tante motivazioni.
Innanzitutto perche' dopo un po' diciamo tutti le stesse cose e diventano noiose, almeno per me.
Poi perche', dopo 4 anni in terra saudita, mi sto rendendo conto che i miei ulteriori racconti non potrebbero piu' riguardare i sauditi, ma coloro che con me condividono queste quattro mura del compound! Ma allora andrei fuori tema? Ma il blog non parlava di Saudi e abitanti? boh...forse anche questo e' un aspetto che spiega la vita qui: poche interazioni con i locali.
Interazioni poche perche' non e' possibile creare occasioni al di fuori di qui, soprattutto in questo momento di sicurezza traballante, dove e' meglio fare vita ritirata..

"Scrivi, scrivi!" dice marito. Si, perche' le cose da dire non mancherebbero mica, solo che appunto non riguarderebbero i sauditi. Ma la mia vita in Arabia si!
Ma no, non posso. Non posso proprio scrivere di questo. Per il momento quindi resteranno solo racconti dell'ora di cena e raccolti in un file...si sa mai che un giorno diventeranno un libro!

Nuova opportunità??

Comunque, ravanando nei cassetti informatici, vedo che un po' di cose da dire che sono rimaste in sospeso ci sono...sara' meglio dar loro la luce!

Alla ricerca di nuove ispirazioni...





reade more... Résuméabuiyad

IN AUTO IN GIRO PER IL GOLFO



Siamo reduci da tre weekend in fila di gite a Doha (Qatar), Abu Dhabi e Dubai (Emirati). Si' perche' val la pena ricordare che Saudi Arabia e' uno stato diverso (molto) dagli Emirati!
C'e' chi non ci va neanche in aereo e noi, dopo un colpo di sole, abbiamo deciso di andarci in macchina. Sono vasche lunghe ma fatte due considerazioni, dopo anni di voli su e giu', questa volta abbiamo optato per l'auto.


L'occasione: a Gennaio inizia il PGA Golf Championship con tre tappe nel Middle East. E noi che il golf ci piace ma lo giochiamo miserabilmente, quasi ogni anno facciamo una capatina al tour, anche per approfittare di fare una gita.

Auto o volo?: dopo anni di voli, quest'anno abbiamo deciso di farli in auto, dopo che a Giugno, a causa della chiusura della Causeway per il Bahrain abbiamo perso il volo (leggi qui), abbiamo raggiunto Dubai e Abu Dhabi per la prima volta in auto (il Qatar in auto invece l'avevamo fatto gia' diverse volte).
I km sono tanti, ma a parte l'incognita del border, il tempo di percorrenza e' quello, senza possibili ritardi (il traffico non e' un problema nelle strade in mezzo al deserto!). Mettici poi che la benzina cosa 10 centesimi al litro, farsi piu' di 2000km in un weekend non e' un problema!
Ti risparmi poi lo stress della causeway per raggiungere l'aeroporto con l'ansia di perdere il volo, la massima mobilita' a destinazione e la possibilità di comprare quello che vuoi che tanto non fa bagaglio! Sembra una scemenza, ma quando vivi in un posto dove mancano o scarseggiano cose fondamentali come l'acqua gasata, il gorgonzola e la farina di grano duro, un gran bagagliaio diventa un plus!

La strada: da Khobar si puo' prendere la nuova strada parallela alla costa fino ad Uqair, poi bisogna deviare verso Hofuf e tornare verso sud in direzione dei borders con Qatar e Emirati. Al confine col Qatar si arriva in 2h30', mentre ci vuole un'altra ora per arrivare a quello con gli Emirati. In Qatar basta un'ora dal confine a Doha, mentre negli Emirati dal confine ad Abu Dhabi (che e' la prima citta' decente) e' un vascone di 4 ore.

Qatar: ho gia' scritto di gite in Qatar (qui) e avevamo gia' visto praticamente tutto. Questa volta pero' abbiamo aggiunto una tappa al Fort Al Zubarah.  La' vicino ci sono i resti di un villaggio che nel 19esimo secolo era un crocevia dei commerci nel golfo. Il forte e' stato invece costruito nel 1938 come stazione della Guardia Costiera. Il luogo e' stato di recente dichiarato patrimonio dell'Unesco.


Al Zubarah Fort, porta d'ingresso


Al Zubarah Fort all'interno


Devo dire che dopo questo, qualche sospetto sui meccanismi dell'Unesco mi e' venuto...

Abu Dhabi: non mi piace. Che devo dire, la trovo triste. Niente a che vedere con Dubai. Forse bisogna conoscerla meglio, con i consigli di chi ci vive, per scoprire qualche angolo interessante. Avevo letto dell'Heritage Village e ci siamo andati: un piccolo villaggio costituito da case finte intorno a vicoli finti che vendono souvenirs finti. I turisti erano veri, quelli che vengono sbarcati per due ore dalle navi da crociera così possono dire di aver visto Abu Dhabi. Da evitare.

Dubai ed Al Ain: con un giorno in piu' attaccato al weekend, abbiamo passato una notte ad Al Ain, citta' degli Emirati in mezzo alla quale passa il confine con l'Oman. E' una cittadina tranquilla, anche lei lontana anni luce da Dubai, ma ci e' sembrata allegra e ordinata, molto piacevole! E quantomeno ha qualche cosa da offrire dal punto di vista turistico. Innanzitutto siamo saliti su Jabel Hafeet, un monte che arriva a 1300mt (che per una zona desertica non e' male!) e che l'inizio della catena montuosa che si snoda in Oman. Dalla cima c'e' un bel panorama che spazia quasi a 360 gradi sulla pianura desertica di Al Ain.

Vista da Jabel Hafeet. Non e' una gran foto ma e' tutto quello che ho!

Ad Al Ain e' interessante anche vedere il Sheik Zayedh Palace Museum e Al Jahili Fort. Il primo e' il palazzo che fu appunto di Sheik Zayedh, colui che fondo' lo stato degli Emirati Arabi Uniti nel 1971. Il palazzo e' costituito da un'infinita' di piccole costruzioni intorno a cortili, le cui stanze classificabili in: majalis (stanza "dell'assemblea", per riunirsi) ufficiale e informale, camere da letto e cucine. Halas. Ah, in mezzo ad un cortile c'era un pozzo. E intorno una scolaresca di ragazze emiratine in gita. Carine vero?

Il pozzo all'interno del Sheik Zayedh Palace Museum
e la scolaresca d ragazze emiratine!

Palace Museum esterno
Un cortile all'interno del Palace Museum


Al Jahili Fort e' uno dei molti forti di costruzione portoghese datati attorno al 1500 che si possono trovare nelle zone costiere dei paesi del golfo. Il forte e' completamente vuoto e si visita in 5 minuti, ma il contrasto del color sabbia della costruzione e il blu del cielo di gennaio crea un bello scenario per le foto.





Finito con Al Ain si gira in direzione Dubai. Ci siamo stati diverse volte (leggi qui) ma e' un posto che stupisce sempre. E' una citta' incredibile, c'e' tutto e il contrario di tutto, il lusso piu' sfrenato e la povertà assoluta. Solo a Dubai vedi un Porsche Cayenne e ti sembra una macchina da barboni, perche' di fianco sono parcheggiate Lotus e altre auto da 300k euro di cui non so neanche la marca. Grattacieli con appartamenti così lussuosi ed esclusivi che oltre all'helipad sul tetto, hanno anche l'ufficio immigrazione privato, spiego: se tu sei un ricco megamiliardario russo che arriva nel suo pied-à-terre da 500mq a Dubai per il weekend con il suo elicottero privato, come fai a fare il controllo passaporti senza dover atterrare in un aeroporto commerciale?? Semplice, saranno gli impiegati dell'Immigration Office che vengono da te e ti aspettano quando scendi dal tuo elicottero, mica che ti si sporcano le ciabattine con la suola di platino....(Guardate questo video qui della BBC su YouTube su Dubai, roba da non credere...)
E a Dubai poi ci sono un casino di italiani, molti anche amici nostri, a qui abbiamo fatto visita in questi giorni, il che ha reso ancora piu' bello il nostro weekend.

Ma la nota sui turisti italiani all'estero non può mancare: che li vedi al mall o sul campo da golf, i mambos li vedi lontano un miglio.

Caratteristiche tipiche:
- l'italiano e' sempre overdressed: che ci siano 28 gradi poco importa, se e' gennaio, vuol dire che e' inverno, quindi io esco col maglioncino, sulle spalle o annodato in vita.
- l'italiana di mezza eta' non molla lo status simbol neanche all'estero: le becchi subito che sono italiane per il capello a media lunghezza liscio e biondo miele, borsa Louis Vuitton, pantalone a vita alta (possibilmente infilato tra le chiappe) e corto alla caviglia per mostrare bene la scarpa Hogan.

I tre weekend sono finiti, bella avventura anche stavolta. Ci siamo un po' stancati, ma sappiamo quanto siamo fortunati a poterlo fare.
reade more... Résuméabuiyad

GITA D'AUTUNNO: LA CHIESA DI JUBAIL E TAROUT ISLAND

Novembre e' finalmente la bella stagione in Saudi Arabia! 25-30 gradi di giorno, la sera un po' piu' fresco, questa e' la stagione delle gite e dei BBQ all'aperto.

Questo venerdì (la vostra domenica) ho trascinato marito in gita.

CHIESA DI JUBAIL


Chiesa di Jubail vista dall'esterno



Chiesa?!?!?!? Ebbene si, in Saudi Arabia, paese dove non c'e' liberta' di culto, esiste una chiesa (oltre a quelle clandestine, ovviamente!). Si tratta di una chiesa di epoca nestoriana, in uso pare tra il 400 e l'800 DC. In zona ci sono altri resti di case del villaggio nestoriano. Oggi e' solo un rudere e trovarla e' tutt'altro che facile. Sebbene sia infatti un luogo archeologico, non e' evidentemente ne' segnalato ne' adeguatamente protetto. Per raggiungerla siamo andati un po' con indicazioni gps, un po' a naso. Guidando tra stradine fiancheggiate da cumuli di immondizia, siamo giunti in quest'area, identificabile solo dalle recinzioni (malridotte e con i cancelli aperti) e vecchi cartelli arrugginiti dove si intuisce si faccia riferimento ad un sito archeologico.
Che sia una chiesa te lo devono dire, perche' da solo non ci arriveresti mai. Dicono che al momento della sua scoperta (nel 1986, quando degli expat si sono trovati impantanati nella sabbia li' vicino), ci fossero anche delle croci, che oggi sono state rimosse e custodite da qualche parte. In queste foto si vede tutto cio' che resta oggi.



interno della Chiesa
unico decoro ancora visibile



dettaglio delle colonnine
Non so se valga la pena andarci, se non per dire che ci sei stato.

Dopo aver scovato il posto ed esserci riempiti di sabbia, ci siamo dedicati un buon pranzo all'Intercontinental Hotel di Jubail. Avevo un'amica che abitava a Jubail ma che e' scappata. Per quello che ho potuto vedere la citta' e' piuttosto grande, alcune zone sono di nuova costruzione visto che la citta' e' in rapida espansione, ma soffre comunque un po' di essere in mezzo al niente.


Jubail industrial city vista dall'autostrada
TAROUT ISLAND

Tornando verso sud, ci siamo fermati a Tarout Island, alla ricerca di un forte portoghese risalente, si crede, al 1592. L'isola e' praticamente attaccata alla terra ferma e per raggiungerla si passa da Qatif, enclave sciita della Eastern Province. Attraversiamo velocemente la zona, non che sembrasse pericolosa, ma noi sappiamo bene che quando vedi bandiere nere, e' meglio girare al largo!


bandierine nero tra Qatif e Tarout
Sempre abbastanza fortunosamente, troviamo il forte. Purtroppo non e' possibile visitarlo. Un passante ci ha detto che al ristorante li' sotto, un certo Adil, una volta aveva le chiavi, ma non abbiamo trovato riscontro purtroppo e abbiamo solo fatto un giro da fuori.


Tarout Fort

Tarout Fort con monnezza


Facciamo il giro dell'isola, lungo sulla costa, per vedere il Dhow Harbour a Dareen. Bella l'immagine dei dhow arenati per la bassa marea e con la luce del tramonto.


Dhow Harbour a Dareen

Insomma non si può dire che ci siano grandi cose da vedere, ma e' decisamente da preferire al solito giro al mall!!
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THANK YOU, MA'AM. IL RICE COOKER.

C'ho sto rice cooker (una specie di vaporiera) che non uso, quasi quasi lo vendo. Qui tutti vendono e comprano. Gran commercio dell'usato.

Chi vende generalmente sono gli expat che tornano a casa e che, fatti due conti, conviene ricomprare l'oggetto a casa piuttosto che pagarne il trasporto.
Chi compra generalmente sono quelli che, non volendo spendere grandi cifre per evitare il problema di cui sopra, comprano oggetti usati.
Pare che anche i filippini comprino molto. Li mandano a casa, fanno felici le famiglie visto che, nuovi, questi oggetti non sempre potrebbero permetterseli. Gli indiani e i bangla invece aspettano che qualcuno glieli regali. Che non se li possono permettere neanche usati.

For sale: rice cooker, usato pochissimo, come nuovo. 45 sr (9 euro).

Filippino dello staff del compound: "Ma'am, posso avere il rice cooker per 30sr (6 euro), lo pago con il prossimo stipendio."

Io i soldi non li voglio. It's yours, enjoy.

6 s-e-i euro.
Col prossimo stipendio.

"Thank you, Ma'am!"

Grazie a te, Filippino.
Davvero.




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KM0

Mettiamoci che il senso dell'ecologia non e' proprio il loro forte, mettiamoci poi che sono poche le cose prodotte o coltivate a ragionevole distanza, il risultato e' che il KM0 diventa KM∞ (lo sgorbio sta per "infinito").


Una volta una cara amica ha voluto condividere il suo pandoro con noi: era prodotto in Italia (e vabbe', almeno questo!), per conto di una ditta francese (?), venduto in un supermercato del kuwait (??) dopo chissa' quali giri e poi finito in terra saudita via terra. Povero pandoro....

Ma anche questo non e' male, vero??


Prodotto in Italia, importato in UK e poi magicamente ricicciato in Saudi.
Costo=4,59Euro!!!

Di prodotti cosi' qui ce ne sono tantissimi, prodotti in Italia e pubblicizzati come Imported from UK...Ok che tutto cio' che e' importato qui e' buono per definizione, ma se da una parte continua a sfuggirmi il senso, dall'altra mi dispiace di quante occasioni di guadagno perde l'Italia vendendo direttamente quaggiù.
Venghino Signori, venghino a vendere!! I KM non saranno proprio zero ma ne guadagneremmo tutti!
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CAUSEWAY, GIOIE E DOLORI

Lettera aperta alla Causeway, quella strada in mezzo al mare, costruita su sabbia riportata, che in 26km ti fa passare dal passato al futuro, dal magic kingdom al Bahrain. Immaginando che si tratti di essere pensante, le scrivo una letterina, chissa' mai si ravveda.


veduta della causeway,
sullo sfondo l'isola artificiale dove si trova il border


Cara Causeway,
mi hai rotto il c@@@@!
Scusa il francesismo, ma dopo tanti passaggi di qua e di la' dal ponte, siamo in confidenza.
Di recente mi hai tirato dei bei pacchi e per colpa tua (e di tutti quelli che ti stanno intorno) ho buttato un sacco di soldi in voli aerei pagati e persi.
Ti spiego meglio, giusto perche' tu ti renda conto di quanto influenzi le nostre vite.
Uno dei ricordi piu' funesti e' quel giorno che tornavo da Bahrain, col passaporto nuovo fresco di emissione dall'Ambasciata del Bahrain (il perche' io l'abbia fatto li' anziché all'Ambasciata di Riyadh e' tutta un'altra storia, lasciamo perdere va....diciamo solo che non e' una cosa usuale, che l'ho potuto fare perche' direttamente richiesto dall'Ambasciata stessa e non era per colpa mia), pronta per ripartire il giorno dopo (che era un venerdì) per il bel paese...Ero così' felice e, finalmente, spensierata, dopo che avevo combattuto per 4 settimane contro la burocrazia italiana nel mondo per ottenere il mio passaporto e.........il poliziotto sulla causeway, con poco inglese, ma quel tanto che basta, mi dice: "no no Madam....non puoi lasciare il paese domani, i dati del tuo nuovo passaporto devono essere inseriti nel sistema del ministero degli interni prima di poter riuscire un'altra volta. Oggi e' giovedì, uffici già chiusi, riaprono domenica!".
Li' sono quasi svenuta. Ho visto nero e tutto il film di quello che dovevo sistemare mi e' passato davanti. Arrangiare con la compagnia sto benedetto inserimento, arrangiare lo spostamento dei voli, arrangiare gli appuntamenti già' presi in Italia.
Tralasciamo gli attimi di sconforto assoluto successivi. Diciamo solo che a Milano ci sono arrivata di lunedì, accolta da un bello sciopero dei taxi. Si stavano allenando per l'Expo (sgrunt).

L'ultimo episodio di angoscia da causeway risale a meta' giugno, quando un giovedì pomeriggio, in largo anticipo rispetto all'orario del volo in partenza da Bahrain, ci avviamo verso la temutissima. La coda già al casello non e' confortante e le telefonate di amici premurosi fomentano l'ansia. Le linee del gestore telefonico utilizzato dai sistemi sulla causeway sono down, pare che un buon uomo, facendo degli scavi, abbia tranciato di netto l'UNICO cavo dal quale dipende tutta la Eastern Province!!!!! Sistemi bloccati per 3 ore, code chilometriche di ore e ore, causeway chiusa, volo perso.
Sto casino e' finito pure sul giornale, giacche' ha toccato 200.000 persone!!! Roba da matti!!

Insomma cara causeway, sei la nostra via di fuga del week-end, quella che ci porta laddove possiamo tirare una boccata d'aria, ma cavolo......che pene ci fai patire!!!!

Sarebbe bello vederti sempre cosi', come una mattina di Ramadan:


causeway una mattina di ramadan, sono tutti a letto tranne noi

ma siamo coscienti che per la maggior parte dell'anno sei così:


una sera del fine settimana, tutti sulla causeway compresi noi

Dopodomani prendo un altro aereo, hai quindi la possibilità di farti perdonare...sappilo Causeway!!
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AL-FRUCTIS

Io sono fissata che il supermercato sia uno dei migliori posti per capire la cultura di un paese. Gli uffici marketing, meglio se di compagnie internazionali con l'occhio lungo, sono quelli che prima di tutti capiscono cosa e' considerato importante e cosa no. E' il loro mestiere.
Ecco perche' in Arabia Saudita non vedrete mai la pubblicita' della Nuvenia con la tipa che si lancia col paracadute, fighissima grazie agli assorbenti...
No..... qui si trova questo:



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